il fenomeno

Coi pantaloni corti nei locali? A Bolzano regole soft anche d’estate

Nessun imitatore in città del locale di Viareggio che ha «espulso» il sindaco a causa dei bermuda

BOLZANO. Dress code: un codice di abbigliamento che riguarda le regole scritte, o il più delle volte tacite, con cui ci si deve vestire. Il sindaco di Viareggio Giorgio Del Ghingaro ci si è scontrato due giorni fa: è stato fatto uscire da un locale della sua stessa città. La causa? Indossava un paio di bermuda, invece dei pantaloni lunghi. Nei locali di Bolzano esiste un dress code? Ed è giusto che un cliente non venga accettato per il suo abbigliamento?

All'hotel Laurin non esiste alcun tipo di dress code, spiega Alexandra Mayr, responsabile marketing e Pr dell'hotel: «In generale non abbiamo un dress code. In questi giorni ci sono quaranta gradi, se qualcuno si presenta con i pantaloncini corti penso che sia normale. È vero però che siamo un hotel a 4 stelle, i clienti generalmente sono vestiti bene».

Cè anche chi pensa che in ogni ristorante il proprietario possa fare ciò che crede. Di questo parere è Paolo Gadotti del bar e ristorante Walthers’. Dello stesso parere è un cliente abituale del Walthers’, Ulrich Seitz, che aggiunge: «L'importante è che le persone si sentano a proprio agio, anche se mi sembra esagerato che un sindaco venga mandato via da un locale della propria città». Parere del tutto contrastante quello di Alessia Baccega: «Problemi superati. A me non cambia nulla se in banca trovo un funzionario con pantaloncini corti e tatuaggio in vista».

Nemmeno in un ristorante da Guida Michelin come il Kaiserkron esiste un dress code. Ma, spiega Davide Ungaro, maître del ristorante, «se un cliente si presenta vestito di stracci o in canottiera... Diversa è la situazione per il ristorante che abbiamo aperto qui di fianco (sempre in piazza della Mostra, ndr), in cui si accede solo su prenotazione online, con una sala da dodici coperti. Qui non è possibile accedere in sneakers o con i pantaloncini corti. Dipende dal tipo di locale».

Flora Oberhauser, responsabile del prestigioso bar Thaler è dell'idea che ogni persona sia un cliente e che quindi in qualunque modo sia vestito, vada servito: L'unica eccezione sono le cene a tema». «Penso che l'importante non sia come una persona si vesta, bensì come essa si comporta», dice Verena Trenner, del Nadamas. Se però nel locale di Viareggio c'era scritto che non si poteva entrare con i pantaloni corti, aggiunge scherzosamente il comproprietario Marco Brecelj, «il sindaco si sarebbe dovuto mettere gli occhiali e leggere il cartello».

Altre due bolzanine si dicono contro il dress code. «Non mi sembra normale che le persone debbano vestirsi in un determinato modo per entrare in un locale», dice Polianna Petrucci, «A me è capitato in alcune discoteche e penso che ognuno debba essere libero di vestirsi come crede». Così anche Valeria Ragusa: «Non vedo un motivo per cui una persona non dovrebbe essere accettata solo perché non ha i pantaloni lunghi». (g.m.)